Mi chiedo spesso cosa veramente significhi avere ragione su qualcosa. Per ragionare si intende il prendere una decisione in base a un calcolo o una regola, ma se quel calcolo o quella regola, poi, si rivelassero errati? Soffriremmo le pene del nostro Ego, di tutte le volte che abbiamo sbraitato, o ci siamo indignati e scandalizzati, arrabbiati, intestarditi contro la ragione dell’altro. Avere ragione è la via più rapida per porre all’esterno il nostro mondo interiore, per fingere che le cause di ciò che sentiamo a livello emotivo e che condiziona il 99% di quello che pensiamo siano esterne. E così sarà fino a quando non capovolgeremo la prospettiva, iniziando a far sciogliere tutta quella tensione in noi, goccia dopo goccia.

Il problema non sta nel fatto che ci arrabbiamo o che ci deprimiamo, mentre discutiamo con qualcuno che non la pensa come noi su argomenti che ci toccano profondamente. Il problema è che rifiutiamo di vedere la nostra incontinenza emotiva, l’emergere della sofferenza interiore che si palesa nel disagio per il pensiero o per l’azione del nostro interlocutore. E vale anche per il piacere che genera in noi parlare con chi la vede alla stessa maniera, ma sempre in contrasto al pensiero di altri. È molto pericoloso procedere in base a questo criterio: ti aggredisco/mi deprimo se non la pensi come me e ti lodo/mi compiaccio se la pensi come me. È spontaneo, ma pericoloso.

Questo criterio, infatti, genera un numero incredibile di fazioni e di tifoserie, le quali riversano fiumi di tossine nelle nostre menti e nei nostri cuori. Spesso ci sentiamo ben informati, progressisti, razionali, evoluti, colti, equilibrati nelle nostre posizioni. E, se guardassimo un poco meglio, un poco più dentro, incontreremmo il tiranno, il frustrato, il boia, l’invidioso… Incontreremmo la nostra Ombra, che poi non è che la vera causa del disagio che avvertiamo nell’incontro con un pensiero contrario, con un’altra ragione.

Non si possono scegliere le emozioni. Non possiamo evitare di arrabbiarci o intristirci per una frase, un gesto o un post. Dunque, arrabbiamoci o intristiamoci come prima, ma più consapevoli del fatto che quella rabbia e quella tristezza sono dentro di noi e non serve a nulla nasconderci dietro al dito della ragione. Altrimenti, sigilleremo l’emozione in noi, imprigionandola in una gabbia costruita intorno al Cuore, che dovrà difendersi e lottare con quella bestia feroce, per il nostro bene. Iniziamo ad ascoltare quella parte interiore che lotta veramente, che sa bene che la prima belva da vincere è sempre quella dentro di noi.

Siamo malati di ragione, come dei tossici la vogliamo avere sempre, non possiamo stare nel torto nemmeno per un secondo.

Questo è il bello del lavorare al nostro interno: che ovunque andiamo ci portiamo dietro il lavoro. Il laboratorio emotivo in cui avvengono le reazioni chimiche fra Amore (vita) e Odio (morte) è sempre lì, a portata del nostro sguardo, della nostra consapevolezza. Possiamo arrabbiarci, ma se vediamo che la rabbia provata è dentro e non fuori, quella stessa rabbia non potrà più dominarci completamente. Si creerà una breccia, uno spazio, un piccolo vuoto fra Noi e e Lei, fra ciò che Siamo e ciò che Sentiamo. Lì possiamo operare i nostri miracoli. È lì che il bisogno di soffrire deflagra dentro la gioia quieta della vita migliore. La vita che ci appartiene e che mai deleghiamo agli altri. I sorrisi e i pianti sono il racconto che facciamo del nostro mondo, l’accoglienza e il rifiuto sono la copertina del nostro libro. Siamo noi i responsabili di chi e di cosa ci sceglie.

C’è solo una voce che ha sempre ragione ed è quella della vita, qualunque sia la sua forma in questo momento. Eppure, quando pensiamo che la vita non sia giusta, che gli altri non siano giusti, ci sentiamo in diritto di mostrare la grandezza della nostra ragione, del nostro pensiero illuminato. Come un drogato siamo anestetizzati nei confronti di una cruda realtà: abbiamo bisogno di avere ragione per non soffrire. Condannandoci così a soffrire di nascosto per sempre.

Se vogliamo migliorare un poco questo mondo, forse potremmo partire da qui, prima che dalle campagne ideologiche:

io ho ragione di pensare così, ma non ho paura di scoprire altro e di cambiare idea

io ho ragione di pensare così, ma non siamo nemici se pensi il contrario

io ho ragione di pensare così, ma ho torto di incolparti per il mio dolore

io ho ragione di pensare così, fino a che la vita non mi insegna qualcosa di nuovo

 

Un abbraccio senza rifiuti

Matteo